Testoni – 21/12/18 – Novara

Testoni – 21/12/18 – Novara

Off Di Sconfinarte

GIAMPAOLO TESTONI
Teatro Coccia di Novara
Venerdì 21 dicembre, ore 20.30

2 Commedie Liriche
Dittico liberamente tratto da Alfred de Musset
Musica e Libretto di Giampaolo Testoni
Regia e scene András Almási-Tóth
Direzione d’orchestra Balázs Kocsár
Costumi Richárd Marton
Coreografie Csaba Sebestyén
Orchestra Hungarian State Opera Orchestra
Produzione Fondazione Teatro Coccia coproduzione Hungarian State Opera

Cast

FANTASIO
Il Re GÉZA GÁBOR
Il Principe ZOLTÁN MEGYESI
Marioni MARCELL BAKONYI
Elisabetta ZSÓFIA NAGY
Confidant MÁRIA FARKASRÉTI
Fantasio GABRIELLA BALGA
Spark ZSOLT HAJA
Hartman BOTOND ÓDOR

FORTUNIO
Andrea GÉZA GÁBOR
Giacometta ZSÓFIA NAGY
Clavaroche ZSOLT HAJA
Maddalena MÁRIA FARKASRÉTI
Fortunio GABRIELLA BALGA
Guglielmo BOTOND ÓDOR
Landry MARCELL BAKONYI
Pietro ZOLTÁN MEGYESI

Il dittico FANTASIO – FORTUNIO offre uno sguardo limpido e appassionato al tema dell’amore e delle sue illusioni, al gioco e al fraintendimento delle sue apparenze e dei suoi inganni, non prendendo mai però una posizione moralistica o filosofica sulle sue conseguenze e sui comportamenti delle sue “vittime”. In questo atteggiamento la leggerezza e la sottile ma profonda espressività dei dialoghi rimanda allo Shakespeare delle commedie e ai testi lirici dei primi romantici tedeschi ma soprattutto allo spirito umoristico e all’energia vitale di Rossini nelle sue opere comiche rispetto al tema dei rapporti amorosi nei loro equivoci e inganni. Qui i due autori, Rossini e De Musset, vissuti nello stesso periodo storico e in territorio francese si incontrano virtualmente sovrapponendo le loro poetiche, classicista e preromantica, in affinità sottili legate dal tema comune di un sorriso malinconico e disincantato.
La musica, come in altri illustri precedenti novecenteschi, allude alle forme dell’opera settecentesca e rossiniana in particolare, con una reinvenzione del recitativo secco e delle forme chiuse ma in un linguaggio che del grande autore pesarese ricalca l’atteggiamento di aerea leggerezza e sottile vena malinconica tratteggiata dal sorriso e dalla maliziosa intrigante perfidia tipica di molte sue opere.
Nel dittico, oltre alla somiglianza palese tra i due protagonisti, Fantasio e Fortunio, entrambi giovani sognatori, annoiati ma presi dai loro slanci vitali e poetici, si può chiaramente rilevare la gestualità teatrale e psicologica legata all’idea del “travestimento”, dell’essere qualcun altro nel sotterfugio e nella finzione, allo scopo di ottenere amore e identità in un contesto nuovo più adatto e migliore. Così Fantasio si traveste con gli stessi abiti del defunto buffone di corte tanto amato dalla figlia del Re per farsi amare e avere uno scopo nella vita e viene poi accettato con la consapevole accettazione di questo innocente inganno, mentre anche il Principe promesso sposo alla figlia del Re scambia il suo ruolo con quello di Marinoni, suo attendente, per cercare di osservare da vicino la promessa sposa e capire quanto può farla innamorare testandone la sua integrità ma poi ottenendone, anche grazie al disvelamento di Fantasio, il disastroso annullamento delle nozze; in Fortunio il gioco amoroso trasforma e costringe invece il giovane inesperto e ingenuo al servizio del notaio Andrea, in una controfigura a copertura del tradimento della moglie del notaio con lo sciocco e anch’esso ingenuo amante Clavaroche ufficiale militare, tutto a scherno del notaio stesso che fino alla fine resta ignaro di tutto. Questo travestimento di ruolo, invece di coprire il tempo passato dai due amanti, lasciando al giovane Fortunio la responsabilità del tempo libero passato dalla moglie in occupazioni col suo cavalier servente, crea nell’ingenuo Fortunio un irresistibile romantico sentimento di attrazione per la moglie fedifraga ottenendone alla fine la sua attenzione e forse anche il suo amore. La stupidità, l’ingenuità, l’inganno e lo scambio anche divertito di ruoli in un leggerissimo adorabile giocare con i sentimenti rimanda a Marivaux e Hoffmann ma anche a Rossini e Mozart.
Per sottolineare platealmente e idealmente lo scambio e il travestimento per essere qualcun altro sulla scena come nella vita, ecco che Fantasio e Fortunio sono interpretati da voci femminili, nel solco di una bella e scintillante tradizione operistica che da Rossini giunge fino Strauss. La ricerca di un dialogo chiaro tra i personaggi e una volontà di fare teatro con il teatro stesso ha guidato la scelta di un organico strumentale ridotto, cameristico anche se potenzialmente ricco di tutte le sfumature coloristiche e timbriche.
L’ambientazione del dittico è, anche per esplicita indicazione di Musset, vaga e indefinibile per epoca, lasciando la libertà dell’allestimento tutta legata ai pochi segnali che conformano i personaggi. Questo tipo di teatro, fuori dal tempo e da uno spazio storicamente accertabile, lega le due commedie liriche al territorio shakespeariano, rossiniano ma anche alla mia opera Leonce e Lena, tratta da Buchner, autore che possiamo legare per incredibile somiglianza e affinità a Musset.
I personaggi anche qui sono quasi degli archetipi, ci sono Re e Principi, promesse spose e buffoni di corte, attendenti e giovinastri senza scopo, amanti annoiati e mariti ignari di ogni inganno, si mescolano leggerezza e poesia, riso e sconforto, illusioni, giovinezza, tutto insomma quello che può contenere la passione e l’animo umano anche moderno in una sola certezza, quella che il giocare sul palcoscenico ha molto a che fare con quello che accade nella realtà prosaica delle nostre vite quotidiane e a volte lo supera nelle sue variabili promettendoci soluzioni diverse dalle consuete mediante il soffio leggero del sussurro e del canto, del travestirsi in qualcun altro che comunque ci somiglia moltissimo.