Filippo Lepre

Nato a Milano nel 1995, cresco in un contesto vispo culturalmente, in cui la musica non viene solo ascoltata, ma frequentata. Inizio il mio percorso musicale come trombettista, diplomandomi in tromba classica nel 2015 presso il Conservatorio G. Verdi di Milano e in Composizione nel 2021. Un periodo relativamente lungo di studio del canto lirico mi ha permesso di avere una chiara percezione della problematicità della scrittura per voce oggi, mentre l’interesse verso il Jazz mi ha permesso di avere una conoscenza approfondita dell’armonia estesa. Attualmente sto frequentando il biennio di composizione nella classe di Gabriele Manca e l’Accademia di Santa Cecilia con Alessandro Solbiati, mentre collaboro continuativamente con ensemble e solisti internazionali, partecipando a festival in Europa, Stati Uniti ed Asia. Sto lavorando per avviare un progetto di ricerca in Svizzera sulla tromba nel XXI secolo, anche in funzione di un prossimo dottorato. I miei ultimi lavori sono tutti accomunati da una ricerca su tre concetti del comporre il suono, dello strutturare la percezione e del gestire le azioni: 1) Il concetto di polifonia d’azione, ovvero la presenza simultanea di più (tre, quattro, cinque) azioni strumentali in un singolo strumento, che dà origine ad una texture sonora in cui il suono di un singolo strumento svela in realtà al suo interno una molteplicità di stati sonori in relazione tra loro. Inteso in questo senso, il suono emesso da un singolo strumento diventa non solo instabile ed imprevedibile, ma diventa un insieme di suoni parziali che concorrono a formare un multi-suono pluristratificato. Un multi-suono prodotto da più stati dinamici al suo interno, risultato di più attività gestuali, manuali, digitali e di emissione simultanee. Tali attività spesso possono entrare in contrasto fra loro, potenziandosi, annichilendosi o dando origine a fenomeni di interferenza. 2) La relazione fra continuità e discontinuità, sotto ogni parametro, e dunque interrogarsi su cosa voglia dire  continuità (o discontinuità) timbrica, ma anche cosa voglia dire continuità gestuale o armonica, oppure su cosa si intende per continuità percettiva. La discontinuità satura il tempo (rendendolo più greve) meglio della continuità? Forse, ma perché? Esistono tecniche ed azioni strumentali che hanno insita una profonda continuità, ed altre che invece si dispiegano meglio nella discontinuità? È possibile far sdoppiare la percezione di chi ascolta e fare in modo che essa percepisca la continuità nella discontinuità o viceversa? Queste sono solo alcune delle innumerevoli domande che sorgono quando ci si interroga su questa relazione. 3) Una forte componente irrazionale e improvvisativa in cui la sintassi è abitata da gesti dalle connotazioni spesso fisiche e ossessive. Le strutture formali che utilizzo sono sempre molto chiare, anche se al loro interno ospitano attività sonore e gestuali iper-stratificate, in cui paradossalmente l’intenzione di chiarezza per l’ascoltatore è ciò che guida l’intero processo compositivo, nonostante la complessità. Chiarezza e complessità, coinvolgimento del corpo, connotazioni ossessive, continuità nella macro-forma ma profonda discontinuità nella forma locale e micro-forma, sono solo alcune delle caratteristiche della mia musica, in ostante conferma e fuga da se stessa. La mia musica è stata eseguita in Italia, Spagna, Germania, Francia, Usa, Russia, Finlandia, Croazia, Olanda, Svizzera e Thailandia da IEMA Ensemble, Divertimento Ensemble, Riot Ensemble, The [Switch~ Ensemble], Barcelona Modern Ensemble, Dissolution Ensemble, Taceti Ensemble, Synchronos Ensemble, Vacuum Quartet, Glass Clouds Ensemble, Melonta Ensemble, Amat Saxophone Quartet, AltreVoci Ensemble, Dissolution Ensemble, Daniel Kientzy, Francesco Dillon, Maria Grazia Bellocchio, Elio Marchesini e molti altri.

 

PUBBLICAZIONI CON SCONFINARTE

 

CANTO XXIV (ES-23-054)
Il peso del vaticinio
Fibrillazione per due sassofoni contralto

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