Prima assoluta di “Nove canti italiani” di Ludwig van Beethoven / Riccardo Piacentini in Cina
Ludwig van Beethoven
Riccardo Piacentini
Nove canti italiani
per voci e pianoforte
su testi di Pietro Metastasio
Parte vocale di Ludwig van Beethoven
Parte pianistica di Riccardo Piacentini (2025)
Sulla prima edizione critica dei Mehrstimmige italienische Gesänge
a cura di Gustav Nottebohm (1872) con le correzioni originali di Antonio Salieri
PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA
31 dicembre 2025
CINA, Chengdu, He Duoling Atelier
Il concerto è in collaborazione con la Sichuan University of Arts and Culture
Una prima reperibilità di questi Canti, le cui parti vocali sono state composte da Beethoven per sole voci tra la fine del 1792 e l’inizio del 1803, ci porta alla Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Qui sono conservati i manoscritti Artaria 166a e 116b contenenti venti “Canti italiani a cappella” ossia Mehrstimmige italienische Gesänge su testi di Pietro Metastasio, non tutti per altro di Beethoven, che fanno capo a lezioni con Antonio Salieri. E c’è anche un primo accompagnamento pianistico, composto con il principale intento di agevolare l’intonazione delle voci, firmato dal Kapellmeister Benedikt Randhartinger (1802-1893). Ecco come comincia la storia dei quasi sconosciuti “Canti italiani a cappella”, che andranno poi catalogati, per quanto riguarda quelli di Beethoven, in numero di venticinque sotto l’opus WoO 99. La prima edizione critica, che segue a un timido “disvelamento” nel 1855 da parte dell’editore Artaria di Vienna, è quella curata da Gustav Nottebohm per Breikopf & Härtel a Lipsia nel 1872 con le decisive correzioni di Salieri (in quanto Beethoven notoriamente non dominava la lingua italiana e tanto meno la prosodia metastasiana). È da questa prima edizione critica, o meglio dalle copie digitali di pubblica consultazione rintracciabili sul sito della Beethoven-Haus Bonn, che ho trascritto integralmente i nove Canti dell’edizione di Lipsia, mantenendone quasi tutte le
correzioni di Salieri così dettagliatamente commentate da Nottebohm. Il risultato di queste correzioni è a mio avviso impressionante, né si può dire che Salieri abbia indebolito alcuni passaggi scritti da Beethoven che, invece, con i suggerimenti del maestro italiano risultano indubbiamente più efficaci (per non dire corretti) dal punto di vista delle accentazioni metriche richieste dai testi di Metastasio e, in un caso, antesignani di alcune ottavazioni prolungate di parti (penso a raddoppi dei soli soprani e tenori in un contesto nel quale le altre parti integrano le armonie) anticipando esiti timbrici che si ritroveranno, tra gli altri, nei Vespri di Rachmaninov.
I Canti completi saranno pubblicati solo nel 1959, ancora da Breitkopf & Härtel, questa volta a Wiesbaden, ma si tratta di una storia che ci emoziona di meno, perché lavorare sulla prima edizione critica di Nottebohm con le correzioni meticolose e mai pedanti di Salieri non ha pari. Ed è qui che si innesta la novità più autentica del presente lavoro


