QUARTETTO INDACO MINIATURE

QUARTETTO INDACO MINIATURE

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MINIATURE

Quartetto Indaco

(Eleonora Matsuno, violino – Ida Di Vita, violino – Jamiang Santi, viola – Cosimo Carovani, cello)

 

I. Ernest Bloch: Prelude “Recueillement” (1925)

II. Franz Schubert: Quartettsatz (Quartett in c) D 703

III. Luigi Boccherini: Quartettino in G op. 44/4, G. 223 “La Tiranna Spagnola”

    -Presto

    -Tempo di Minuetto

IV. Wolfgang Amadeus Mozart: Adagio e fuga in c, KV 546

V. Anton Webern: Langsamer Satz WoO 6

VI. Germaine Tailleferre: Quartetto

     -Modéré

    -Intermède

    -Finale: Vif

VII. Cosimo Carovani: Four little landscapes (2021), op. 54

     -first landscape: Mist auf die Ebene

    -second landscape: vuono (fiordo)

    -third landscape: Zài gu miào li (into the ancient temple)

    -forth landscape: ruins

VIII. Padre Komitas Soghomon Gevorki Soghomonyan: da “Quattordici pezzi sui temi delle canzoni popolari armene”

    n.5 Al Ayloughs

   n.7 Khoumar

   n.8 Vagharshapati

   n.9 Kele Kele

   n.11 Habrban

 

 

LIBRETTO: GIOVANNI ALBINI

TECNICO AUDIO: STEFANO LIGORATTI

LUOGO DI REGISTRAZIONE: DORNO (PAVIA)

DIREZIONE ARTISTICA: STEFANO LIGORATTI, PAOLO ANDREOLI

FOTOGRAFIE: PAOLO ANDREOLI

 

Credo che il termine miniatura si possa intendere nel contesto musicale in almeno quattro modi diversi. Innanzitutto viene alla mente il significato ricondotto alla radice etimologica latina: il dettaglio effettuato ad arte, con estrema e scrupolosa finezza. Questa prima interpretazione conduce naturalmente ad una seconda, che rimanda ai concetti dell’ornamentale e del decorativo. Infine, non si possono omettere accezioni che si riferiscono alla percezione di una riduzione rispetto alla normalità, sia essa formale o nei termini del tempo: la miniatura come icastica forma musicale oppure come momento musicale di breve durata, terzo e quarto modo di intendere il termine.

Le miniature presentate dal Quartetto Indaco in questa raccolta intrecciano tutti e quattro i significati che ho sinteticamente descritto, attraversando circa due secoli e mezzo di storia della musica.

Il Quartetto per archi in do minore (1820) di Franz Schubert (1797-1828), si riduce ad un unico movimento, Allegro assai, di un’opera lasciata incompiuta e pubblicata solo mezzo secolo dopo la sua composizione su iniziativa di Johannes Brahms: una miniatura di fatto, in assenza dei tradizionali movimenti successivi. Lo stesso accade per Langsamer Satz – ‘movimento lento’ -(1905) di Anton Webern (1883-1945), che nelle intenzioni iniziali sembra sarebbe dovuta essere un’opera in più movimenti, ispirata da una gita che il compositore fece con la futura moglie, Wilhelmine Mörtl. In Langsamer Satz, paradossalmente uno dei lavori di maggiore durata di Webern, si condensa tutta l’intensità della musica del secolo precedente e si intravedono idee e tecniche che caratterizzeranno la scrittura per archi nel Novecento. Quella di Webern è una miniatura che illustra un’epoca. Di Soghomon Gevorki Soghomonyan (1869-1935), considerato il padre della moderna musica armena e ricordato come padre Komitas, sono proposti cinque temi popolari armeni, da lui raccolti trascritti prima del 1915 e poi arrangiati nel 1950 da Sergei Zakharovich Aslamazyan per quartetto d’archi. Miniature musicali rappresentative di un popolo e di una cultura antichissimi. Miniatura di una cultura musicale, quella spagnola della fine del diciottesimo secolo, è anche Il Quartettino in Sol maggiore (1792), La Tiranna, di Luigi Boccherini (1743-1805), che apre con una danza molto in voga all’epoca a Madrid, la tirana appunto, per proseguire e subito concludere con un minuetto. In due movimenti anche l’Adagio e fuga in do minore K. 546 (1788) di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), che aggiunge un tempo lento per introdurre una trascrizione per archi della Fuga in do minore K. 426 per due fortepiani (1783): la scrittura contrappuntistica evidenzia, minia, i minimi dettagli.

Una riduzione formale è caratteristica dell’unico quartetto d’archi composto tra il 1917 e il 1919 da Germaine Tailleferre (1892-1983). Inizialmente intitolato Sonatine – e poi concluso con il più generico titolo Quartour à Cordes, ‘quartetto d’archi’ – vede il succedersi di tre brevi movimenti: un primo elegante Modéré, costruito su due temi che si avvicendano con estrema fantasia, quasi contraendo e deformando gli schemi della forma sonata, conduce ad un secondo movimento scherzoso e delicatissimo, Intermède. Chiude la composizione un lungo e poliedrico finale che apre con una danza ritmata che richiama il salterello e vede il susseguirsi e il fondersi di sezioni contrastanti.

La tematica del ricordo appare infine nelle pochissime intense pagine di Recueillement (1925) di Ernest Bloch (1880-1959) e ritorna in Four little landscapes (2021) di Cosimo Carovani (1991). Le memorie di viaggio e la speranza di una ripresa dell’attività musicale che si è interrotta con l’emergenza sanitaria sembrano essere i principali luoghi di ispirazione di questa suite in quattro movimenti di recentissima composizione. Miniature che guardano alla musica di domani.

(Giovanni Albini)