Roberta Vacca: DIALOGHIMMAGINARI

Roberta Vacca: DIALOGHIMMAGINARI

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dialoghimmaginari

4 visioni sonore di Pierpaolo Mancinelli e Roberta Vacca

immagini Pierpaolo Mancinelli

musica Roberta Vacca

 

Il progetto, realizzato dall’associazione culturale Arte Nuova, nasce dalla collaborazione di due artisti, riconosciuti a livello internazionale e presenti sul territorio aquilano, Pierpaolo Mancinelli (artista visivo) e Roberta Vacca (musicista), nell’intento di creare un’opera “bisensoriale”. dialoghimmaginari è l’urgenza di unire linguaggi ed espressioni artistiche contemporanee diverse ma complementari per sperimentare e sorprendere con un nuovo parafrasare, quello creato dall’unione di musica e arte.

dialoghimmaginari  è  un’opera d’arte totale che rende visibili i colori delle sonorità dipinte dalla musica e udibili i suoni visivi creati dall’arte: un esperimento non nuovo ma che vuole, attraverso la creazione di bellezza per gli occhi e per le orecchie, riportare attenzione sui linguaggi del contemporaneo contribuendo a diffonderli.

Un lavoro ancor più impellente in questa fase post pandemica che ha imposto una ripartenza soprattutto al mondo della cultura, sottolineandone l’importanza per ricostruire i rapporti sociali ed umani interrotti a causa di un anno e mezzo di lockdown dovuto alla pandemia da Covid 19.

Progetti come dialoghimmaginari sottolineano l’importanza di creare e diffondere prodotti culturali di qualità che contribuiscano ad educare all’ascolto e alla vista di linguaggi nuovi ed inediti per essere in grado di cogliere appieno le sfumature di una società contemporanea in continuo mutamento.

dialoghimmaginari si concretizza in un CD con una tela, racchiusi in un cofanetto prezioso, un oggetto unico ed irripetibile che nella compenetrazione di due linguaggi artistici afferma la sua unicità: l’uno vivo nell’altro per regalare un’opera d’arte nell’opera d’arte.

(Angela Ciano)

 

 

Le quattro opere digitali sono nate dalla suggestione auditiva generata sinestesicamente nell’artista visivo dai quattro lavori della compositrice.

Ciascuna delle quattro composizioni pone lo sguardo sull’interiorità del mondo femminile: due attraverso i personaggi di Medea e di Lady Macbeth e due attraverso visioni poetiche femminili tratte dal “Cantico dei Cantici” e da alcuni Haiku.

In tre brani il pianoforte sostiene la voce, cantata e declamata; il quarto brano include il flauto, strumento mediante cui il soffio diventa respiro e voce che si aggiunge a quella del soprano.

Su tali ‘voci’ di donne pone lo ‘sguardo’ un uomo, l’artista, che ne rielabora il sentire secondo i suoi ‘toni’ (dal suono al colore), fissandone su tela quei ‘dialoghimmaginari’ che le stesse intrattengono con i loro immaginari interlocutori.

Immaginario è stato il dialogo tra i due artisti, poiché il visivo si è legato al sonoro creando una risposta coincidente, nelle quattro opere, su un altro livello sensoriale.

Agli artisti piace ‘immaginare’ che questo progetto possa far scaturire ‘immaginariamente’ un dialogo interiore tanto nell’ascoltatore (dei brani) quanto nell’osservatore (delle tele).

(Pierpaolo Mancinelli e Roberta Vacca)

 

dialoghimmaginari

 

1 – Me-Dea (rev. 2020) – 15’52”

su testo di Maria Letizia Gorga

voce Maria Letizia Gorga

pianoforte Cinzia Pennesi

2 – Ad occhi chiusi (2010) – 19’20”

su testo liberamente tratto dal “Cantico dei cantici”

(edizioni RAI Com)

soprano Giulia Gabrielli

pianoforte Gabriele Capodiferro

3 – NovEvoN (2016) – 12’45”

su testo liberamente tratto da 9 haiku

di Basho, Buson, Chiyojo, Kito, Seifu, Shiki, Soseki

soprano Maria Elena Romanazzi

flauti Rebecca Asso

pianoforte Rossella Giannetti

4 – My Fair Lady (2016) – 8’45”

su testo liberamente tratto dal “Macbeth” di Shakespeare

soprano Lorna Ruth Windsor

pianoforte Roberta Vacca

durata totale: 57′

 

 

 

Me-Dea

commissione Sferisterio – Macerata

registrazione (voce) effettuata a Roma presso Studio 8 – Pino Iodice

registrazione (pianoforte) effettuata a L’Aquila presso Auditorium Shigeru Ban

studio mobile/mixing/mastering Cristian Paolucci

Un melologo costruito con la forza della passione di un’anima femminile, attraversata da amorosi sentimenti naufragati nell’abbandono, reso ancor più amaro da un’illusione armonica precedentemente generata dal proprio compagno di viaggio, in cui dilaga, nel mare aperto del dolore, un solo desiderio: la vendetta.

un particolare ringraziamento al Conservatorio “A. Casella“ dell’Aquila

 

Ad occhi chiusi

commissione Accademia Filarmonica Romana

registrazione effettuata a L’Aquila presso Auditorium Shigeru Ban

studio mobile/mixing/mastering Cristian Paolucci

Lavorare sul testo del “Cantico dei cantici” è stato come immergersi in una visione estatica dell’amore e della relazione amorosa, tanto coincidente nel Cantico quanto divergente nella mia rilettura in cui scaturisce una duplice visione: Lui/Lei.

I due, ’ad occhi chiusi’, si parlano, si cercano ma, a causa del proprio egoismo per cui effettivamente nessuno apre gli occhi sull’altro, si sfiorano appena. Una voce sola si ‘sdoppia’ e si ‘moltiplica’, in modo quasi schizofrenico, grazie a diverse possibilità di emissione vocale – sempre ben riconoscibili anche perché sempre uguali a loro stesse – associate a Lei, a Lui, a un refrein che invita a non guardare in faccia la realtà, a non interrompere questa specie di doppio sogno, in cui l’indeterminatezza onirica permette immagini dai contorni delicati e al tempo stesso a tinte forti. Il materiale musicale prende forma partendo da un canto d’estasi di Hildegard von Bingen.

opera realizzata con il sostegno della Fondazione per le Lettere e per le Arti di Bogliasco
(compositrice in residenza aprile/maggio 2010)

un particolare ringraziamento al Conservatorio “A. Casella“ dell’Aquila

 

NovEvoN

commissione trio esecutore per tournée in Giappone

registrazione effettuata a Firenze presso Villa Favard

studio mobile/mixing/mastering Alberto Gatti

L’Haiku ha la purezza di una nota che, nel trasmettere sensazioni, non è legata a nessun significato particolare ma libera simboli e metafore. La relazione poesia-natura in questo genere è condizione indispensabile. Le stagioni, come risonanze dell’anima, scaturiscono dalla contemplazione: un percorso di conoscenza in cui si avverte la sacralità della visione del mondo in cui affondano radici. Ho cercato, insieme alla musica, il sapore dello spirito per rappresentarne l’immediatezza, non creando forme ma limitandomi a rifletterne il balenare, come la superficie di un lago riflette un lampo, seguendo il gusto per ciò che è semplice ed evoca quiete, luminosità, solitudine, spoliazione dell’anima dagli orpelli della mente. Il suono, oltre la stessa voce, si fa sole, vento, pioggia, fiore, insetto: tutto ciò che, nel congiungersi col cosmo, genera un’ineluttabilità illusoria della certezza del vivere, una profonda nostalgia delle cose che è la compassione per ogni essere senziente, al di là dell’effimero, verso la ricerca dell’incorrotto, attraverso, a volte, anche l’assenza di movimento. Anche lo spazio vuoto è ricco di suggestioni e d’immagini. Non descrive ciò che si vede in quel momento ma ciò che si è. E’ quindi meditazione e introspezione: immensamente gioiosa, proprio perché capace di misurarsi con la tristezza, e immensamente quieta proprio perché scandita, fino all’estremo, sul battito del cuore. Questi testi fanno vibrare quella piccola corda naturale, che abbiamo tutti noi al nostro interno, in un unisono che ne carpisce le frequenze.

un particolare ringraziamento al Conservatorio “L.Cherubini“ di Firenze

 

My Fair Lady

commissione Gran Teatro – Brescia

registrazione (voce) effettuata a Milano presso Fabbrica del Vapore

mixing Tommaso Gorli

registrazione (pianoforte) effettuata a L’Aquila

mastering Cristian Paolucci

registrazioni effettuate a distanza, durante il primo lockdown a causa della pandemia da COVID 19

L’inquietante Lady Macbeth sviscera i temi classici del repertorio shakespeariano quali l’ambizione, la crudeltà e la manipolazione degli altri: peculiarità che di solito s’incontrano nei personaggi maschili. Accanto al suo uomo, pian piano, ne assorbe tutte le caratteristiche in lui sordidamente sopite, superandolo nella sottile arte della guerra e diventandone lei stessa il ‘pigmalione’. La vera natura della Lady, per il suo coraggio di prendere in mano la situazione, può essere riflessa attraverso un immaginario di sangue, violenza e morte. La sua coscienza morale, infatti, rimane in silenzio fino a quando il desiderio rimane sul piano della progettazione e della fantasia comune al suo compagno. Ma quando egli inizia a manifestare tutta la sua debolezza, codardia e insicurezza che lo fanno essere costantemente in dubbio sulle sue azioni, la concretezza femminile prende il sopravvento e la libido agisce, trovando sfogo attraverso vari tentativi di elaborazione che la fanno oscillare tra l’insonnia e l’incubo, tra i gesti ripetitivi e la fissità. Le sue manifestazioni ossessivo-compulsive e i suoi sbalzi umorali sono manifestazioni, più o meno inconsce, del voler togliersi ogni colpa di dosso, dell’anelito di lavarsi da un’unica macchia: quella di aver agito, nel bene e nel male. Questo lavoro enfatizza, nella struttura del testo e nella composizione musicale, la folle delusione di una donna che, pur avendo preso in carico la battaglia del suo uomo, si ritrova sola, in guerra con la sua coscienza.